Prodotti in stoffa, abbigliamento tecnico, divise e scarti di produzione: quello dei rifiuti tessili è un tema sempre più centrale per le aziende, chiamate ad occuparsi anche del loro smaltimento. Le imprese si trovano nel pieno di una fase di transizione: l’introduzione dell’obbligo di raccolta differenziata dei tessili a livello europeo sta costringendo il sistema a iniziare a strutturarsi progressivamente. A oggi, il quadro è ancora in evoluzione: si attende l’avvio a regime del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) anche nell’ambito dei rifiuti tessili.
Oggi, il materiale raccolto vive una situazione complessa e ancora in parte irrisolta: se, da un lato, la raccolta differenziata è obbligatoria, dall’altro la filiera non è ancora pienamente strutturata e le spese di gestione restano elevate. Gli attori protagonisti sono dunque chiamati ad una gestione consapevole, conforme alla normativa vigente e attenta agli sviluppi futuri. Ogni azienda del settore deve farsi trovare pronta: urge sapere cosa fare, quali sono e a chi spettano i costi, quali norme regolano (e regoleranno) la materia.
Rifiuti tessili: quali sono e come funziona lo smaltimento
Abiti usati, biancheria, scarpe e altri accessori prodotti da privati cittadini rientrano nei rifiuti urbani: la loro gestione è affidata al servizio pubblico di raccolta, organizzato dal Comune o dal gestore locale. Il discorso è diverso per i rifiuti tessili provenienti da attività economica: questi materiali rientrano generalmente tra i rifiuti speciali e vanno gestiti secondo il D.lgs. 152 del 2006, noto anche come Testo Unico Ambientale.
In ambito industriale, i rifiuti tessili possono derivare da:
- scarti di produzione industriale (ritagli, sfridi, tessuti difettosi)
- capi invenduti o fuori stagione
- divise aziendali dismesse
- tende, tappezzerie e materiali tecnici a fine utilizzo
Il 2022 ha sancito un anno di svolta per la raccolta differenziata dei tessili: questa è diventata obbligatoria su tutto il territorio nazionale, in attuazione delle direttive europee sull’economia circolare.
Smaltimento rifiuti tessili: normative di riferimento
Per quanto riguarda le aziende, la vera rivoluzione è fissata entro il 026 con l’entrata in vigore dell’EPR nel settore tessile. La riforma europea rende i produttori responsabili della raccolta, del riciclo e dello smaltimento degli abiti a fine vita, proprio come già avviene per i RAEE. Al momento, per l’avvio operativo dell’EPR tessile si aspetta una legge nazionale attuativa che definisca regole, ruoli e contributi ambientali.
In attesa del decreto EPR tessile, la gestione dei rifiuti tessili aziendali si basa principalmente su:
- D.Lgs. 152/2006, il già citato Testo Unico Ambientale, che definisce classificazione, responsabilità del produttore, deposito temporaneo e tracciabilità dei rifiuti
- Direttive europee sull’economia circolare (direttiva (UE) 2018/851), che hanno introdotto l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili, recepito a livello nazionale
Come si può intuire, insomma, la piena fase di transizione normativa e infrastrutturale che sta interessando lo smaltimento dei rifiuti tessili costringe le aziende a muoversi con attenzione, evitando scorciatoie e affidandosi a operatori qualificati.
Rifiuti tessili aziendali: gestione, costi di smaltimento e criticità attuali
In attesa di un quadro normativo, le attività impegnate nella gestione dei rifiuti tessili sono chiamate ad una routine ben precisa. L’impresa deve innanzitutto classificare correttamente il rifiuto, attribuendo l’apposito codice EER, e organizzare il deposito temporaneo presso la propria sede, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa ambientale.
Se il rifiuto non è conferibile al circuito comunale, come spesso accade per le attività produttive, bisogna stipulare un contratto con trasportatori e impianti autorizzati al recupero o smaltimento. Il trasporto va accompagnato dal formulario di identificazione del rifiuto (FIR), che si sta integrando progressivamente nel nuovo sistema digitale RENTRI.
Per quanto riguarda i costi di gestione dei rifiuti tessili prodotti da un’azienda, questi dipendono da diversi fattori: quantità e tipologia del materiale, selezione e qualità del rifiuto, distanza dagli impianti di destinazione. Ma chi si fa carico di queste spese? Attualmente, in assenza di un’EPR pienamente operativa, gli oneri sono generalmente a carico dell’azienda stessa. Presto, però, parte dei costi di gestione a fine vita non graverebbe più solo su chi si trova materialmente a smaltire gli scarti, ma verrebbe redistribuita lungo la filiera. Finché il sistema non sarà formalmente attivato, però, si rimarrà in un contesto transitorio.
Ed è proprio qui che la gestione dei tessili evidenzia tutta la sua complessità. Il rischio è di “sprecare” il materiale accumulato con tanta fatica, vanificando di fatto l’obiettivo primario della raccolta differenziata. Proprio per questo è fondamentale che le aziende abbiano a disposizione informazioni corrette e aggiornate. In questo contesto si inseriscono iniziative come Ecotessili, che si propone di supportare la gestione dei rifiuti tessili nell’ambito della Responsabilità Estesa del Produttore. L’obiettivo è costruire un sistema organizzato in grado di garantire tracciabilità e corretto trattamento, favorire il recupero di materia e supportare le aziende nei loro adempimenti.