Crescono i rifiuti elettronici trattati dagli impianti in Italia, ma il Bel Paese resta lontano dagli obiettivi europei. È stata presentata l’edizione 2018 del “Rapporto impianti di trattamento” stilato dal Centro di Coordinamento RAEE di cui fa parte il consorzio Ecolight; un documento riassuntivo che fotografa la situazione RAEE in Italia dal punto di vista di chi si occupa del recupero e del riciclo dei rifiuti elettronici provenienti sia dai nuclei domestici sia dalle imprese. Il dato complessivo supera le 420 mila tonnellate (+10% rispetto all’anno precedente); un dato composto dalle 316 mila tonnellate  di RAEE domestici (per il 98% gestiti dai sistemi collettivi istituiti dai produttori di AEE) e dalle 104 mila tonnellate di RAEE professionali. 

I valori forniti dai 953 impianti di trattamento iscritti all’elenco obbligatorio gestito dal CdC RAEE sono importanti perché permettono di inquadrare nella loro totalità i quantitativi di RAEE avviati al recupero sul territorio nazionale. A livello territoriale, la presenza più consistente di impianti è concentrata nel Nord Italia dove operano 669 strutture, nel Centro Italia sono 140 e nell’area Sud e Isole 153. Rispetto al 2017, il dato complessivo evidenzia un incremento di nove impianti.

Di tutti gli impianti che effettuano il trattamento operanti a livello nazionale, 59 risultano “accreditati”: possiedono cioè i requisiti di trattamento che consentono di ricevere e trattare i RAEE domestici gestiti dai sistemi collettivi. Tale accreditamento è frutto dell’Accordo sul trattamento, siglato dal CdC RAEE con le associazioni rappresentanti le aziende di trattamento (ASSORAEE, ASSOFERMET e ASSORECUPERI) nel corso del 2016. L’accreditamento è l’esito di un iter di verifica predisposto dal Centro di Coordinamento ed eseguito tramite audit di enti terzi che certificano la qualità del processo e il rispetto di rigorose procedure di salvaguardia ambientale. 

I dati forniti al CdC RAEE consentono di monitorare lo stato dell’arte della raccolta dei RAEE nel nostro Paese alla luce degli obiettivi di raccolta stabiliti dalla Direttiva Europea a salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute umana. L’Italia nel 2018 ha conseguito un tasso di ritorno complessivo del 42,84%, risultato poco distante dal target europeo del 45% previsto per il 2018, ma decisamente lontano da quello molto più sfidante previsto dal 2019 pari al 65%. 

Dall’analisi dei tassi di ritorno emerge che una gran parte dei rifiuti che si generano, rispetto alle apparecchiature vendute, non viene correttamente tracciata, sfuggendo al sistema di gestione regolato dalla normativa. Tali volumi vanno quindi ad alimentare il traffico illegale dei rifiuti, con le conseguenze che ne derivano in termini di inquinamento ambientale e di danno economico per le aziende e per il sistema Paese (non ultimo anche in termini di infrazione dei target previsti dalla Comunità Europea).