Tra parchi, giardini, aree condominiali, scuole, ospedali e diverse strutture pubbliche e private, le imprese di manutenzione si occupano ogni giorno della gestione e dello smaltimento dei rifiuti verdi. Queste attività sono cicliche, scandite dalle stagioni e da esigenze di sicurezza, decoro e salute delle piante. La gestione dei rifiuti verdi rappresenta pertanto un aspetto strutturale e non occasionale del lavoro delle imprese di manutenzione.
I materiali di risulta prodotti da ogni intervento devono essere raccolti, movimentati e conferiti secondo procedure precise. Anche se si tratta di scarti vegetali e quindi “naturali”, i rifiuti verdi non possono assolutamente essere gestiti in modo approssimativo: sono infatti soggetti a regole specifiche in materia di deposito, trasporto e destinazione finale. Una condotta superficiale o non conforme può tradursi non solo in sanzioni amministrative rilevanti per le aziende, ma anche in un notevole impatto ambientale a danno della collettività.
Gestione dei rifiuti verdi: il lavoro delle imprese di manutenzione
Ogni intervento di cura del verde genera quantità significative di residui vegetali. I rifiuti verdi sono costituiti principalmente da materiali biodegradabili, tra cui:
- sfalci d’erba
- potature e ramaglie
- foglie e residui di giardinaggio
- tronchi e ceppi
Quando i rifiuti verdi derivano dall’attività di imprese di manutenzione, assumono una natura professionale e seguono regole specifiche. Diverso, chiaramente, è il caso dei privati cittadini: chi ha l’hobby del giardinaggio può tranquillamente conferire gli scarti presso i centri comunali di raccolta, in qualità di rifiuti urbani.
Nel caso della manutenzione del verde, le imprese si occupano di:
- taglio dell’erba e sfalcio
- potatura di alberi e siepi
- rimozione di rami e fogliame
- manutenzione di parchi, giardini, aree condominiali e spazi pubblici
Imprese di manutenzione e gestione dei rifiuti verdi
Quello delle imprese di manutenzione del verde si rivela un ruolo centrale nella tutela del territorio: oltre a gestire correttamente i rifiuti, infatti, queste realtà contribuiscono alla produzione di compost. Ma come funziona concretamente il lavoro delle ditte di manutenzione? La prima fase consiste nella raccolta: a seconda della quantità, gli scarti vengono accumulati in contenitori, sacchi o cassoni scarrabili. L’impresa può effettuare un deposito temporaneo presso la propria sede operativa, nel rispetto delle condizioni previste dal D.lgs. 152/2006. È fondamentale evitare pratiche come l’abbandono incontrollato o la combustione non autorizzata, vietate e dunque sanzionabili.
A questo punto subentrano le fasi di trasporto e conferimento. La conduzione dei rifiuti verdi deve essere a cura di soggetti iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: gli impianti di destinazione più frequenti sono quelli di compostaggio e, nel caso dei rifiuti organici di provenienza industriale, di digestione anaerobica. Nel primo caso il materiale viene trasformato in ammendanti naturali, da impiegare in agricoltura e nel florovivaismo, mentre nel secondo può essere impiegato per produrre biogas, da convertire in seguito in energia elettrica e termica. Ed è così che le imprese di manutenzione partecipano attivamente ai principi dell’economia circolare.
Quando i rifiuti verdi possono diventare problematici
Una curiosità: in alcuni casi, i rifiuti derivanti dalla manutenzione possono includere materiali contaminati, dunque potenzialmente pericolosi. Ecco alcuni esempi:
- legname trattato con sostanze chimiche
- residui misti con plastica o metalli
- terreni contaminati da sostanze inquinanti, come idrocarburi, metalli pesanti, pesticidi o residui chimici
Chiaramente, in queste circostanze non si parla più di semplice verde biodegradabile ma di rifiuti che richiedono una gestione più complessa e impianti specializzati. Da questi presupposti è facile intuire che le imprese di manutenzione abbiano delle responsabilità anche sul piano degli aspetti normativi: in primis, gestire e riconoscere correttamente i rifiuti prodotti durante le proprie attività. Ciò comporta i seguenti obblighi:
- classificazione del rifiuto mediante codice EER
- compilazione del formulario di identificazione
- rispetto delle tempistiche di deposito e conferimento
La buona notizia è che, con l’introduzione del RENTRI, la tracciabilità digitale sta progressivamente sostituendo la gestione cartacea, rendendo più strutturato il controllo dei flussi. Lo scenario, tuttavia, è ancora piuttosto complesso: per aiutare le aziende a orientarsi nel marasma di obblighi digitali, registrazioni, formulari e scadenze è nato EcoRENTRI®, il portale sviluppato per semplificare l’accesso e l’utilizzo del nuovo Registro riducendo le difficoltà introdotte dal sistema.
In definitiva, in un contesto in cui la sostenibilità ambientale è sempre più centrale, dimostrare di operare nel rispetto delle normative rappresenta per un’impresa di manutenzione un elemento – e un vantaggio – competitivo a tutti gli effetti.