Un primo tentativo di digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti: in Italia, la sigla SISTRI ha rappresentato per anni un esperimento ambizioso per rivoluzionare la gestione e lo smaltimento dei rifiuti aziendali. Questo cambio di impostazione, però, non ha avuto troppa fortuna: la sua storia si è rivelata più complessa e travagliata del previsto, fino alla definitiva abolizione e sostituzione con un nuovo strumento.

Tale supporto, poi denominato RENTRI, è ad oggi un modello in vigore a tutti gli effetti, pensato per rafforzare i controlli ambientali e controllare digitalmente il flusso dei rifiuti. In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più integrata nelle strategie d’impresa, l’informatizzazione dei flussi assume un ruolo strategico: i nuovi strumenti consentono alle aziende di avere una visione chiara e strutturata dei processi, delle quantità e delle destinazioni finali.

SISTRI: cos’era e quando è entrato in vigore

Il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) è nato per informatizzare la gestione dei rifiuti, in particolare quelli pericolosi: supponeva un cambio radicale di impostazione, finalizzato soprattutto a ridurre il rischio di traffici illeciti e agevolare il lavoro delle autorità. Il sistema si proponeva di introdurre una tracciabilità digitale in tempo reale, sostituendo progressivamente registri cartacei e formulari di identificazione dei rifiuti (FIR).

Il sistema per la tracciabilità dei rifiuti, tuttavia, non ha avuto vita facile sin dalla nascita. Istituito e disciplinato dal Decreto Ministeriale 17 dicembre 2009, è andato incontro a diverse modifiche con altri quattro decreti che hanno prorogato la piena operatività. Tra continui rinvii, modifiche normative e sospensioni parziali, il SISTRI è stato più volte rivisto soprattutto dal punto di vista dei soggetti obbligati, delle modalità operative e del regime sanzionatorio.

Finalmente, il sistema ha debuttato a marzo 2014 per i seguenti enti ed imprese:

  • produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi
  • Comuni e imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania

Alla fine però, come vedremo, il SISTRI non è mai riuscito a entrare pienamente a regime su suolo nazionale.

SISTRI: funzionamento e difficoltà principali fino all’abolizione

Alla base del SISTRI vi era un complesso e articolato modello di tracciabilità che combinava strumenti hardware e una piattaforma informatica nazionale. L’idea era quella di monitorare in modo continuo l’intero ciclo di vita del rifiuto, dalla produzione alla destinazione finale. Ogni soggetto obbligato, dal produttore al trasportatore fino ai gestori di impianti, era dotato di una chiavetta USB che garantiva l’accesso al portale SISTRI e serviva per compilare e firmare digitalmente le schede di movimentazione dei rifiuti, che avrebbero sostituito i documenti cartacei.

Per i trasportatori, inoltre, il sistema prevedeva l’installazione di black box sui mezzi, dispositivi di localizzazione GPS pensati per tracciare in tempo reale i percorsi dei rifiuti. Tutti i dati confluivano in una piattaforma informatica centralizzata, che raccoglieva informazioni su quantità, codici CER, soggetti coinvolti e destinazioni. All’atto pratico, alcune criticità riconosciute hanno reso il sistema difficile da utilizzare, limitandone l’efficacia operativa. Eccone alcune tra le principali:

  • complessità tecnica
  • dipendenza da dispositivi fisici
  • frequenti malfunzionamenti
  • scarsa integrazione con i processi aziendali
  • difficoltà operative per imprese e operatori di filiera

Nel dicembre 2018, con l’articolo 6 del Decreto Legge n. 135 del 2018, noto come “Decreto Semplificazioni”, il SISTRI è così andato in soffitta. La sua abolizione definitiva risale al 2019, con un ritorno temporaneo alla gestione tradizionale, tra registri di carico e scarico e FIR cartacei. Questa fase transitoria ha evidenziato la necessità di un nuovo sistema, capace di superare gli ostacoli del passato e di accompagnare realmente le imprese verso la digitalizzazione.

Dal SISTRI al RENTRI: le differenze principali

Oggi, il sistema che ha sostituito a tutti gli effetti il SISTRI è il RENTRI, Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti. Rispetto al predecessore il RENTRI nasce con un approccio più graduale, strutturato e orientato alla semplificazione, con l’obiettivo di eliminare progressivamente i dispositivi fisici. In questo senso, Ecolight Servizi ha sviluppato la propria piattaforma EcoRENTRI® grazie alla quale riesce a fornire ai proprio utenti maggiore accessibilità,  controllo tempestivo di eventuali errori e assistenza continua.

Un punto di svolta di EcoRENTRI® consiste nella perfetta integrazione con i software gestionali aziendali.

Il nuovo sistema punta su:

  • maggiore stabilità tecnologica
  • chiarezza normativa
  • riduzione degli errori formali

Il cambio di paradigma, insomma, riguarda soprattutto il modo in cui le aziende gestiscono la tracciabilità dei rifiuti: non più un sistema percepito come esterno e “imposto”, ma un processo da integrare nell’organizzazione aziendale. È proprio in questo contesto che si inserisce Ecolight Servizi, in qualità di facilitatore operativo del cambiamento: con il suo supporto, è in grado di accompagnare le imprese nella transizione verso una gestione completamente digitale, strutturata e consapevole dei rifiuti.

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